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Rete Regionale contro la guerra                                                      info@disarmolombardia.org

Note sull’Agenzia per la riconversione dell’industria bellica e sulla

Legge Regionale n°6.1994 (Regione Lombardia) che l’ha istituita

1- La nascita della Legge Regionale n°6.1994

L’idea di realizzare uno strumento istituzionale in grado di favorire la riconversione dell’industria bellica, viene da lontano: dagli intellettuali americani come John Kenneth Galbraith, Seymour Melman, ElIis Mottur, Mel Duncan, Gregory Bischak, ed europei, in particolare Inga Thorsson, Mary Kaldor, Mike Cooley, Ulrich Albrecht, Michael Renner, Michael Brzoska, che si sono occupati della questione, ma anche dai sindacati, dai lavoratori dell’industria bellica che nel passato si sono dovuti confrontare aspramente con il problema della riconversione e con la contraddizione di dover lavorare per garantire una vita dignitosa a se ed alla propria famiglia e dover preparare strumenti di morte.

In Italia questo argomento fu affrontato anche a livello nazionale sia dai ministri On. Granelli e On. Fracanzani, sia da diverse proposte di legge, ed è presente in una forma minore all’interno della L.185/90 relativa al controllo e alla limitazione dell’esportazione di armi, ora modificata con L.148/2003. In particolare gli articoli 1 e 8 recitano:

“Art. 1. Controllo dello Stato. Comma 3. Il Governo predispone misure idonee ad assecondare la graduale differenziazione produttiva e la conversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa.”

“Art. 8. Ufficio di coordinamento della produzione di materiali di armamento. Comma 2. L’Ufficio contribuisce anche allo studio e alla individuazione di ipotesi di conversione delle imprese. In particolare identifica le possibilità di utilizzazione per usi non militari di materiali derivati da quelli di cui all’art. 2, ai fini di tutela dell’ambiente, protezione civile, sanità, agricoltura, scientifici e di ricerca, energetici, nonché di altre applicazioni nel campo civile.

A livello nazionale dunque non esiste uno specifico Ufficio o una Agenzia per la riconversione dell’industria bellica ma è l’Ufficio di coordinamento della produzione di materiali di armamento che si occupa della riconversione al civile. Ciò probabilmente spiega l’inadeguato e contraddittorio utilizzo del Fondo per “Interventi per la razionalizzazione, ristrutturazione e riconversione produttiva dell'industria bellica” introdotto “definitivamente” con la L. n.237/1993 “Interventi urgenti in favore dell'economia “ (in particolare l’art.6, commi 7, 8, 8bis), legge a cui si sono richiamati i successivi interventi di sostegno alla diversificazione-riconversione dell’industria a produzione militare.

A livello europeo (Comunità ed Unione Europea) ha funzionato invece, negli anni ‘90 il Programma Konver che ha messo a disposizione ingenti fondi per favorire i processi di riconversione e l’adattamento economico delle aree maggiormente dipendenti dalla produzione militare in Europa. Tali fondi potevano essere goduti sulla base di parallele iniziative pubbliche nazionali e/o regionali che si inserissero nelle regole previste dal Programma stesso.

L’idea di realizzare una Agenzia per la riconversione dell’industria bellica in Lombardia, fu del comitato dei “Cassaintegrati Aermacchi per la Pace ed il Diritto al Lavoro”, che, nei primi anni ’90, rifiutando di lasciarsi coinvolgere in una azione di lobbing volta a difendere l’occupazione mediante richieste di aumento delle commesse militari, pensò di chiedere ai Consiglieri regionali di istituire un organismo che favorisse i processi di riconversione. Questi lavoratori erano stati espulsi dall’azienda anche per le loro posizioni contrarie al commercio di armi e favorevoli ai processi di riconversione, ma non volevano cedere a ricatti ed anzi volevano pensare a come potesse essere possibile difendere l’occupazione dei colleghi e la dignità del loro lavoro.

La Legge Regionale fu approvata grazie alla sensibilità di un vasto arco di forze politiche del centro e della sinistra rappresentate nel Consiglio regionale (Democrazia Cristiana, Partito Democratico della Sinistra, Partito Socialista, Partito Radicale, Verdi e Rifondazione Comunista). La Proposta di Legge Regionale era stata firmata da Pippo Torri (R.C.) e trovò subito una buona accoglienza da parte dell’allora Presidente della Regione Fiorella Ghilardotti.

La Legge Regionale approvata è la n° 6 del 29/01/1994, certo questa legge non può essere considerata risolutiva in tema di riconversione, in particolare per l’entità di risorse messe a disposizione e per il limite di fermarsi al finanziamento di prototipi alternativi, ma sicuramente è stato un significativo passo in avanti nella giusta direzione.

Il Presidente del Consiglio Regionale  ha poi nominato, come previsto dalla stessa L.R., i membri dell’”Agenzia per la riconversione dell’industria bellica” lombarda: rappresentanti della Giunta e del Consiglio Regionale, rappresentanti delle forze sociali, come industriali e sindacati, delle associazioni della società civile e dell’Università.

La Agenzia ha operato, grazie ad un fondo annuale previsto dal bilancio regionale, finanziando iniziative di ricerca sull’industria bellica lombarda e studi relativi alla riconversione realizzati dalle stesse industrie a produzione militare che avevano vinto il bando per accedere ai suddetti fondi.

Da qualche anno l’Agenzia non è più operativa, sia per alcune difficoltà oggettive (ma anche oggettivamente superabili), sia per il formarsi di una volontà politica avversa all’impostazione della Legge. Ora, secondo una affermazione dell’Assessore Regionale al bilancio, sembra si sia affermata la volontà di abrogare questa Legge definitivamente.
Questo avviene in un quadro deteriorato da una parte dalla revisione della L.185/90, che ha allentato i vincoli e i limiti sulla esportazione di armi, dall’altra parte dall’affermarsi di logiche di guerra preventiva, infinita, illegale nei confronti del diritto e delle istituzioni internazionali.

2- Alcuni dettagli sulla struttura, i compiti e l’operato dell’Agenzia:

2.1- Componenti dell’Agenzia

Secondo quanto specificato dalla stessa legge all’art. 7, i componenti dell’agenzia, sono nominati dal Presidente del Consiglio, e sono, allo stato, ancora i seguenti:

Ø      Alberto Guglielmo (presidente dell’Agenzia)

Ø      Renato Sirna (consigliere prima di minoranza poi di maggioranza)

Ø      Roberto Romano (in rappresentanza del consigliere prima di maggioranza poi di minoranza. Area sinistra).

Ø      Carlo Spreafico (segretario generale FIM-CISL Lombardia)

Ø      Mario Rocca (UILM-UIL Lombardia)

Ø      Celestino Magni (FIOM-CGIL Lombardia)

Ø      Ubaldo Maria Marvardi (Intersind)

Ø      Pietro Fiocchi (Federlombardia)

Ø      Pietro Gussalli Beretta (Beretta S.p.A.)

Ø      Enrico Guazzoni (per le Associazioni - Legambiente)

Ø      Marco Tamborini (per le Associazioni)

Ø      Andrea Curami (per le Associazioni - Università)

Ø      Il dirigente del servizio OTML Regione Lombardia.

Non è chiaro, tuttavia, anche alla luce dei cambiamenti avvenuti negli anni intercorsi dalla sua costituzione ad oggi (ad esempio: l’Intersind è stata sciolta; taluni non sono più i rappresentanti formali dei sindacati presenti), se i membri dell’Agenzia risultino decaduti oppure l’Agenzia possa essere riconvocata senza modifiche o sostituzioni nelle nomine.

2.2- Attività dell’Agenzia

Le attività dell’agenzia, determinate all’art. 3, possono sostanzialmente essere suddivise in:

·        Individuare e promuovere processi di riconversione (comma 1 punto c. Con partecipazione alle spese del processo fino al 50%, il resto rimanendo a carico delle aziende interessate).

·        Attività di studio, ricerca, elaborazione e proposta (comma 1 punti a,b,d,e).

2.3- Analisi dell’operato dell’Agenzia

L’Agenzia inizia ad operare nel 1994, decidendo attività di ricerca sull’industria bellica lombarda. Tra il 1995 e il 1997 l’agenzia si è riunita per 13 volte. Il lavoro svolto durante questo periodo è analizzato di seguito. Il rapporto del primo biennio delle attività dell’agenzia, come previsto dalla legge, è stato consegnato alla Commissione attività produttive affinché venisse dibattuto in consiglio regionale. In realtà, però, è sempre rimasto inspiegabilmente in Commissione, così che il consiglio regionale non ha mai potuto occuparsi delle difficoltà dell’agenzia.

Nel 1998 l’agenzia non è mai stata convocata. Per il 1998 erano stati stanziati 3 mld di lire per il finanziamento di progetti di riconversione, budget che non è stato utilizzato per l’arenarsi delle attività; mentre non era stata destinata neanche una lira per le attività di studio, ricerca, elaborazione e proposta, cosa che evidenzia la scarsa attenzione verso questa finalità dell’agenzia.

2.3.1- Dettaglio delle attività

Attività del 1994.

Stanziamenti totali: 2 mld di Lire.

Attività di studio: furono stanziati 200 mln per una ricerca sullo stato dell’industria militare lombarda. Lo studio è stato affidato al GSAD (Prof. Giancarlo Graziola) dell’Università Cattolica di Milano e al CISDI. L’assegnazione è stata fatta attraverso la partecipazione a un bando di concorso a cui hanno risposto solo GSAD e CISDI, per cui fu deciso di affidare il lavoro a entrambi secondo le specifiche competenze. L’Università Cattolica era comunque capocommessa.

Attività di investimento: i restanti 1,8 mld furono destinati all’attività di investimento per la riconversione. L’Agenzia ha steso un bando di concorso per la presentazione dei progetti da finanziare accolto dalla Giunta regionale e ufficializzato. Il bando di concorso fu poi gestito l’anno successivo e i fondi trasferiti al 1995.

Problemi connessi all’attività di investimento: il bando di concorso prevedeva il finanziamento solo fino alla realizzazione del prototipo industriale del prodotto civile che l’azienda avrebbe dovuto realizzare, per cui in realtà l’azienda poteva limitarsi alla sola realizzazione del prototipo.

Attività del 1995.

Stanziamenti totali: 2,6 mld di Lire circa.

Attività di studio: 50 mln destinati al CESTEC con delibera dell’Agenzia per verificare i progetti di investimento. Il lavoro fu affidato al CESTEC su proposta dell’Assessore dopo un dibattito interno all’Agenzia, che convenne che il CESTEC disponeva delle competenze adeguate. Carente fu invece la verifica dell’effettivo uso dei fondi per il finanziamento dei progetti approvati. Il bando di concorso previde lo stanziamento dei fondi a favore delle imprese in due tranches, la prima all’approvazione del progetto, la seconda alla presentazione del prototipo.

Attività di investimento: 3,42 mld (1,8 relativi al 1994 e 2,6 relativi al 1995). Progetti finanziati: al bando di concorso risposero 15 aziende, presentando 26 progetti di riconversione. Di questi progetti 2 non avevano i requisiti di ammissibilità, 2 ebbero parere negativo, 11 furono considerati positivi ma non ottennero finanziamenti e 10 furono finanziati. Il costo complessivo dei progetti era stimato in 12.835,5 milioni di lire, di cui 3.420 finanziati dall’agenzia.

Problemi connessi all’attività di investimento: la Valsella dopo aver ottenuto il finanziamento (790 mln) per due progetti presentati cessò l’attività, per cui fu chiesto il recupero dello stesso. La ditta Aerea non rispettò i criteri del bando, per cui verso di essa fu sospesa l’erogazione dei fondi (informazioni che risultano dalla verifica del CESTEC).

Attività del 1996.

Stanziamenti totali: 3 mld di Lire circa.

Attività di studio: non furono destinati fondi all’attività di studio.

Attività di investimento: Il secondo bando di concorso, il bando per il 1996, aveva gli stessi criteri del bando precedente, aggiornati però per tener conto delle tecnologie dual use.

Nessun progetto fu finanziato perché varie imprese presentarono progetti di riconversione equivalenti a quelli presentati da altre imprese nel bando precedente. Inoltre all’interno dell’Agenzia era stato sollevato il problema della normativa dell’UE sui limiti al finanziamento alle imprese. I soldi a bilancio slittarono dunque all’anno successivo.

Attività del 1997.

Durante tutto il corso dell’anno l’Agenzia non fu mai convocata.

Stanziamenti totali: 3 mld di Lire circa (da slittamento anno precedente).

Attività di studio: non sono stati destinati fondi all’attività di studio, nonostante Roberto Romano presentò alla Agenzia una dettagliata ipotesi per una ricerca sulla fattibilità di integrazione delle iniziative di riconversione con quella di “Piani d’area” che utilizzassero in modo coordinato i finanziamenti provenienti da varie iniziative comunitarie (es.: Konver), nazionali e regionali.

Attività di investimento: nessun bando di concorso è stato effettuato.

Attività dal 1998 al 2004 e minacce di chiusura

Nonostante ripetute iniziative di consiglieri di opposizione (richieste di rifinanziamento, ordini del giorno, ecc.) e dei rappresentanti delle associazioni nell’agenzia (richiesta di convocazione, richieste di iniziative di ricerca e di divulgazione, ecc.), l’Agenzia non è stata più riconvocata, né ha operato in termini di bandi o di ricerca, gli stanziamenti sono stati via via sempre più esigui (e in seguito stornati ad altri capitoli di bilancio).

Tuttavia nel gennaio del 1999 il Consiglio Regionale valutava ancora attuali le finalità e gli obiettivi della Legge, nonostante i dovuti adeguamenti da sviluppare in relazione all’intervenuta normativa europea sia per la precisazione dei soggetti beneficiari nelle piccole imprese, sia sui limiti dei finanziamenti concedibili (100.000 ECU per impresa, fatto salvo i casi sostenuti da procedure particolari).

Si giunge infine, senza riconvocazioni dell’agenzia né modifiche alla Legge, al dicembre 2003.

Il consigliere regionale di minoranza Mirko Lombardi in occasione dell’approvazione della legge finanziaria regionale, non solo afferma che è stato respinto l'ordine del giorno riguardante la riattivazione e il rifinanziamento dell'Agenzia regionale per la riconversione dell'industria bellica ma che è intenzione della Maggioranza di Centrodestra, per bocca dell’assessore al bilancio, di abrogare la stessa Legge Regionale 6/1994 che la istituisce, entro febbraio-marzo 2004.

I motivi di tale determinazione dovrebbero rintracciarsi, secondo deduzioni della maggioranza, nel fatto che se da sette anni l'Agenzia risultava inattiva perché i soggetti partecipanti (rappresentanti di maggioranza ed opposizione, sindacati, associazioni pacifiste, associazioni di categoria del settore armiero) non sarebbero interessati a continuare tale esperienza. L’abrogazione della legge dovrebbe dunque effettuarsi utilizzando lo strumento del "collegato ordinamentale" cioè quella legge annuale che modifica o cancella la legislazione in corso non più ritenuta utile e finanziabile.

2.3.2- Finanziamento dei progetti alternativi e criticità evidenziate

Come già ricordato, nel primo anno di attività “operativa” dell’agenzia (1995)  hanno risposto al bando di concorso 15 aziende, presentando 24 progetti di riconversione. Di questi progetti 2 non avevano i requisiti di ammissibilità, 2 hanno avuto parere negativo, 11 sono stati considerati positivi ma non hanno avuto finanziamenti e 9 sono stati finanziati. Il costo complessivo dei progetti era stimato in 12.835,5 milioni di lire, di cui 3.420 finanziati dall’agenzia.

I fondi stanziati per l’agenzia non erano tali da consentire importanti processi di riconversione. Per questo motivo i rappresentati delle associazioni suggerirono di concentrare l’attenzione sulle piccole-medie imprese del settore. In questo modo si potevano ottenere dei risultati più incisivi e verificabili rispetto agli obiettivi dell’agenzia stessa.

L’agenzia ha finanziato progetti che sviluppavano tecnologie di possibile “uso duale” (impiego sia civile che militare). A questo riguardo la legge è poco precisa, al contrario della normativa europea Konver che esclude in modo chiaro questa possibilità. Appare però chiaro che il finanziamento di tecnologie con uso anche militare sono quanto meno ambigue per una agenzia che dovrebbe promuovere la riconversione.

La verificabilità dell’effettivo uso dei fondi per il finanziamento dei progetti approvati è stata scarsa. Il bando di concorso previde lo stanziamento dei fondi a favore delle imprese in due tranches, la prima all’approvazione del progetto, la seconda alla presentazione del prototipo. Ma la produzione di un prototipo “alternativo”, fatto pur fondamentale in un processo di riconversione, non implica necessariamente il reale ingresso su un mercato civile, e l’Agenzia non aveva la possibilità di appurare neppure i passi intermedi della industrializzazione e del marketing. Anche in questo caso la legge si rileva abbastanza ambigua poiché all’art. 4 comma 1 parla di elaborazione di progetti di fattibilità (punto a) e di realizzazione di progetti di ricerca e sviluppo (punto c) e non di vera e propria produzione.

Il secondo bando di concorso, l’anno successivo, non portò al finanziamento di alcun progetto, pur avendo a disposizione 3 mld di lire. Ciò accadde sia per l’approfondirsi delle contraddizioni già esistenti nel primo bando, sia perché alcune imprese presentarono gli stessi progetti finanziati l’anno precedente ad altre imprese, tra l’altro progetti ambigui rispetto al concetto di riconversione. L’Agenzia inoltre non fu in grado di superare l’impasse di una discussione che riguardava le sue finalità, in questo non supportata né dalla legge, qui non univoca, che l’aveva costituita, né dalle conclusioni della ricerca di GSAD e CISDI sull’industria militare lombarda dalla quale non emergevano indicazioni precise per l’operato dell’Agenzia. Così, la linea perseguita dal Presidente della Commissione attività produttive, Prosperini, fu quella di mero finanziamento delle imprese, senza dare troppa importanza agli effettivi processi di riconversione, come invece chiedevano i rappresentanti delle associazioni ecopacifiste.

Anche la questione della concorrenza sleale fu vissuta come un impedimento. Secondo la normativa europea, infatti, le istituzioni dello stato non possono finanziare direttamente le imprese oltre un certo limite. In caso contrario bisogna chiedere l’autorizzazione agli organi europei. Secondo la visione di alcuni, i tempi dell’intervento si sarebbero allungati a tal punto da rendere praticamente impossibile il lavoro dell’agenzia.

2.3.3- Attività di studio, ricerca, elaborazione e proposta e criticità evidenziate

L’attività di studio, ricerca, elaborazione, divulgazione e proposta è stata sicuramente carente da parte dell’agenzia. Essa si è concretizzata solamente nello studio da parte di GSAD e CISDI sull’industria militare lombarda. Questo studio può essere considerato una specie di fotografia del settore nel 1994. La necessità di questa fotografia è facilmente comprensibile, poiché chiarisce l’ambiente in cui l’agenzia si trovava a operare ed è uno strumento importante per la conoscenza del settore per i membri dell’agenzia. Questa ricerca assorbì tutto il budget stanziato per il primo anno di lavoro (200 milioni di lire).

Lo stanziamento di 50 milioni di lire per il secondo anno di lavoro è andato a coprire le spese del CESTEC per l’analisi dei progetti presentati, evidenziando la volontà della maggioranza dell’agenzia di non dare troppo peso alle attività di studio, ricerca ecc. che non potevano certo dirsi esaustive ed esaurite con il primo, pur interessante prodotto ottenuto.

Nonostante gli obiettivi fissati dalla legge, l’attività dell’agenzia non ha prodotto quindi altre iniziative di questo genere. In particolare, sembra particolarmente grave che l’agenzia non abbia proposto attività di divulgazione, sia per rendere visibile il proprio operato, sia per creare una maggiore coscienza pubblica sui temi suoi specifici. Inoltre, appare discutibile il fatto di non aver preso in considerazione possibili proposte da avanzare al parlamento e al governo (art. 3, comma 1, punto e). Data la limitatezza del suo intervento, sia territoriale sia come disponibilità economiche, l’agenzia poteva prevedere di effettuare interventi più efficaci e con valenza di una portata più ampia attraverso studi e proposte molto mirate agli organi istituzionali nazionali.

Infine, si può notare come l’agenzia avrebbe potuto sicuramente lavorare con un raggio di intervento più ampio se avesse potuto e saputo coordinare i propri bandi di concorso con la gestione dei fondi europei di Konver. Konver fa riferimento al concetto di riconversione territoriale, così che, oltre ai fondi espressamente destinati all’impresa attraverso l’agenzia, si sarebbero potute finanziare altre iniziative, ad esempio di sostegno all’occupazione, sul territorio dove l’impresa opera. I rappresentanti delle associazioni avevano chiesto di trovare una modalità che consentisse all’agenzia di poter effettuare interventi integrati con entrambi i fondi, ma la regione non ha preso in considerazione la proposta.

2.4- Alcune proposte delle associazioni “ecopacifiste” per rilanciare l’attività dell’Agenzia

Naturalmente, per poter parlare di rilancio delle attività dell’Agenzia Regionale per la riconversione dell’industria bellica è necessario salvare la legge che la istituisce, poi si potrà approfondire il dibattito sul modo più adatto per rivitalizzare e migliorare il suo intervento.

Già nel passato le associazioni “ecopacifiste” rappresentate nell’Agenzia reputarono ancora valide le finalità della legge che istituì l’Agenzia stessa, e, alla luce delle difficoltà e delle criticità del precedente operato, ritennero però necessario migliorarne l’operatività a partire da un bilancio approfondito dell’attività svolta, con riguardo sia ai risultati ottenuti dall’erogazione dei fondi, sia di quelli ottenuti da altre iniziative simili (es.: fondi Konver, 32 miliardi di lire, in Lombardia).

In riferimento alle attività dell’Agenzia le associazioni, come indicato in un loro documento, si fecero promotrici delle seguenti proposte:

2.4.1- Processi di riconversione

L’agenzia doveva assume l’idea di operare in relazione a “processi di riconversione” e non a interventi “una tantum” in quella direzione, dunque si rendeva necessaria anche una valutazione ex-post dell’efficacia dei finanziamenti erogati. Il controllo atto a verificare l’effettivo utilizzo degli stanziamenti verso un progetto alternativo non era sufficiente, occorreva un meccanismo più complesso che doveva monitorare anche gli effetti che la produzione di un prototipo alternativo avrebbe avuto sui processi aziendali e sul mercato.

Si proponeva dunque, come primo passo, che l’Agenzia studiasse i meccanismi di controllo anche a partire da quelli messi in atto da altre realtà, come ad es. nel programma europeo Konver, al fine di prospettare uno strumento adeguato da porre in essere appena possibile.

2.4.2- Attività di studio, ricerca, elaborazione e proposta

Le associazioni ritenevano importante dare maggiore spazio a questa finalità proposta dalla legge.

Esse ritenevano peraltro che le attività relative a questo punto non furono realizzate a dovere essenzialmente perché l’assessorato coinvolto non riteneva queste attività fare parte delle proprie mansioni. Le associazioni dunque proponevano di valutare la possibilità di spostare l’Agenzia direttamente sotto la presidenza del Consiglio Regionale (come pure permesso dalla legge), piuttosto che sotto la presidenza dell’Assessore delegato.

La conoscenza del settore militare, soprattutto nelle dimensioni e nelle tendenze, con particolare riguardo alla regione Lombardia, era giustamente considerato un pre-requisito affinché l’Agenzia potesse operare in maniera proficua. Da questo scaturivano le seguenti ipotesi di attività di ricerca:

·        Aggiornare costantemente la ricerca sull’industria militare lombarda, strumento indispensabile per operare nelle direzioni più proficue.

·        Elaborare scenari di riconversione con particolare attenzione alle ripercussioni economiche sull’economia regionale e agli effetti sull’occupazione.

·        Organizzare un convegno e utilizzare altri strumenti di divulgazione per rendere visibile l’agenzia, far conoscere agli addetti del settore i lavori realizzati e creare un dibattito sui temi della riconversione.

·        Frasi promotrice di progetti di diffusione della cultura della pace

2.5- Nuove proposte di attività

L’Agenzia lombarda per la riconversione dell’industria bellica potrebbe operare prevedendo:

2.5.1- Attività di studio, ricerca, elaborazione e proposta e diffusione di risultati e conoscenze

a- E’ necessario anzitutto aggiornare il quadro di riferimento oggettivo, attraverso:

1- Un rilancio della ricerca sulla industria militare lombarda, prevedendo la diffusione dei risultati;

2- Una adeguata diffusione di informazioni relative alla precedente ricerca (del 1994) e della nuova;

b- Sembra poi necessario che l’Agenzia, per migliorare l’efficacia dei suoi interventi, studi sugli effetti del suo operato nonché sugli effetti dell’iniziativa Konver e dei fondi nazionali per la riconversione che hanno interessato anche il territorio lombardo, e diffonda gli esiti prevedendo:

3- L’acquisizione dettagliata e la diffusione di informazioni relative alle attività svolte dall'Agenzia stessa in favore delle imprese belliche lombarde, per le attività di finanziamento delle iniziative di studio e realizzazione prototipica di prodotti alternativi e del loro esito produttivo ed occupazionale;

4- L’acquisizione dettagliata e la diffusione di informazioni relative alle iniziative di sostegno ai processi di ridimensionamento della produzione militare finanziate dal programma Konver sul territorio della regione Lombardia e sul loro esito produttivo ed occupazionale;

5- L’acquisizione dettagliata e la diffusione di informazioni sull'estensione e gli effetti delle iniziative Perifra e Konver nei vari paesi europei che ne hanno beneficiato;

6- L’acquisizione dettagliata e la diffusione di informazioni relative all'applicazione e agli effetti degli stanziamenti nazionali per la riconversione e ristrutturazione dell'industria bellica operativi dagli anni '90, con particolare riguardo alla loro applicazione sul territorio regionale;

7- La raccolta, l'aggiornamento costante e la diffusione di una bibliografia sulla riconversione e di links con i centri di ricerca che in vari paesi si sono occupati e si occupano di riconversione dell'industria bellica (es.: il tedesco BICC - Bonn International Center for Conversion, l'inglese ACP - Arms Conversion Project, gli americani OEA - Office of Economic Adjustment (istituzionale) e CEC - Center for Economic Conversion, ecc.);

c- Altre iniziative di ricerca

7- La diffusione di informazioni sulle esportazioni di armi operate dalle industrie lombarde a produzione militare;

8- La diffusione di informazioni sulla modifica della Legge 185/90 e le ripercussioni della nuova legge per il controllo dell'esportazione di armi;

9- La realizzazione di un sito (o di uno spazio Web nel contesto del sito della Regione Lombardia) dell'Agenzia, per la diffusione on-line delle suddette informazioni e di altre ritenute importanti, prodotte o meno dall’Agenzia;

10- La cooperazione ed il sostegno alle attività di OPAL - Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia e del GSAD - Gruppo di studio su armi e disarmo della Università Cattolica di Milano, sui temi del monitoraggio dell'industria bellica e della riconversione;

11- Studi sul rapporto tra la produzione di armi (a partire da quelle effettuate sul territorio lombardo) e le guerre più recenti

12- Studi sul rapporto tra la produzione di armi (a partire da quelle effettuate sul territorio lombardo) e le nuove strategie militari a partire dalle filosofie contenute nel Nuovo Modello di Difesa del 1991 e nei successivi aggiornamenti, nonché con le filosofie della guerra unilaterale, preventiva, costituente, infinita, così come previste nel pensiero strategico americano

13- Studi sul rapporto tra integrazione europea in tema di difesa e cooperazione nella produzione di sistemi d’arma tra paesi ed industrie “nazionali”, ed i suoi riflessi in tema di localizzazione produttiva e di occupazione

14- Studi sul rapporto tra integrazione europea in tema di difesa e nuove strategie militari

15- Studi sul rapporto tra integrazione europea in tema di difesa e guerre.

16- Studi sulle attuali normative vigenti nei singoli paesi europei in tema di controllo e limitazione dell’export di armi, sulle caratteristiche dell’attuale codice di condotta europeo che regola la stessa materia e sulle proposte e possibilità di rendere tali norme più stringenti e vincolanti

17- Studi sul rapporto tra economia e produzione bellica, in termini di effetti della seconda sulla prima e di relazione dialettica tra i due termini

18- Studi sugli effetti economici della produzione bellica nel territorio lombardo nell’ottica di identificare in modo analitico il peso di questa sul sistema economico regionale e locale, il livello di dipendenza dalle commesse militari dei territori più interessati al fenomeno, il moltiplicatore economico specifico, il peso dell’indotto in Lombardia in relazione a quello attivato nel resto d’Italia e quello attivato all’estero, ecc.

19- Studi sulla crescente quota di R&S destinata alle produzioni militari o duali, presenza del fenomeno in Lombardia, e sui suoi effetti economici, industriali ed occupazionali nel breve, medio e lungo periodo, e sulle possibili alternative, studi sugli effetti di restrizione dei diritti dei lavoratori-ricercatori in relazione alla divulgazione dei risultati delle ricerche, di obbligo alla segretezza, di accesso fisico e mentale a luoghi, concetti e conoscenze, ecc.

20- Studi degli effetti della R&S militare sulla corsa agli armamenti, sulle strategie militari e la gestione delle guerre

21- Studi sulle dinamiche dei processi e delle trattative per il disarmo sviluppatesi fino ad oggi e sulle possibili nuove strategie per ottenere un disarmo effettivo per il prossimo futuro e sul ruolo che gli organismi internazionali a partire dall’ONU, ma anche di quelli regionali, possono avere al riguardo.

22- Studi sulle campagne di base per il disarmo e contro la guerra

23- La realizzazione di convegni sui temi di cui sopra ed in particolare su quelli relativi al rapporto tra ricerca, sviluppo, produzione ed esportazione di armi, “nuovi modelli di difesa” e guerre;

24- Studi sulla presenza delle basi militari nella regione, sul loro ruolo, sul loro impatto economico ed occupazionale

25- Studi sulla possibile riconversione ad usi civili delle risorse presenti nelle stesse basi

26- Studi sulla necessità di una architettura nazionale e soprannazionale per favorire ed accompagnare i processi di riconversione al civile, anche in vista di suggerimenti da dare ai governi centrali

Processi di riconversione

28- Il rifinanziamento dei bandi a favore delle aziende che presentino progetti di diversificazione -riconversione;

29- Il finanziamento alle industrie belliche della impostazione di piani biennali di conversione da implementare nel caso di decisioni politiche di disarmo e o riduzione/blocco delle esportazioni di armi, considerando tali piani un imperativo etico irrinunciabile per queste aziende.