Guerre
& Pace, mensile di informazione internazionale alternativa, entra
nel suo 15° anno di vita. ________________________________________________________________________________________________
Come
cambia Guerre & Pace
Con
il 2007 “Guerre&Pace” entrerà nel suo 15° anno di vita.
Un periodo non trascurabile, specie per una rivista autoprodotta, che
vive unicamente grazie al contributo dei suoi lettori - un periodo durante
il quale siamo riusciti ad essere puntualmente presenti con 10 numeri
l’anno mentre molte cose intorno a noi cambiavano e vanno cambiando.
Abbiamo pensato quindi che fosse venuto il momento di riflettere insieme
sul ruolo, sulla utilità e sulle trasformazioni possibili di
“Guerre&Pace”, in una riunione aperta a redattori, collaboratori,
e amici della rivista, che si è tenuta nel novembre scorso e
di cui cerchiamo qui di riassumere i risultati.
L’EVOLUZIONE DELLA RIVISTA
Nata all’indomani della prima guerra del Golfo, mentre cominciava a
riprendere nel nostro paese un movimento contro la guerra, “Guerre&Pace”
ha voluto essere fin da principio uno strumento a servizio di quel movimento.
Nei primi anni è stata soprattutto un bollettino per informare
su quanto veniva taciuto o manipolato dai media: la mappa costantemente
aggiornata dei conflitti dimenticati, le prime “rivelazioni” sulle armi
all’uranio, la lunga campagna contro l’embargo all’Iraq, i caratteri
del nuovo ordine mondiale e il ruolo in esso dei nuovi modelli di difesa.
Dalla metà degli anni Novanta tuttavia, quanto più cominciavano
a nascere anche in Italia nuovi strumenti di informazione internazionale,
abbiamo ritenuto di dover dare sempre meno spazio alla notizia e sempre
più spazio alle analisi, in vista di fornire a quanti lavoravano
nei movimenti, e non solo in quello pacifista, una chiave di lettura
dei conflitti armati, o di quelli non armati prodotti dalle politiche
neoliberiste, dalla chiusura ai migranti delle frontiere e, negli ultimi
anni, dal peso minaccioso di nuovi-vecchi poteri come quello della Chiesa
cattolica e degli altri fondamentalismi religiosi.
All’estensione del discorso oltre l’ottica pacifista e antimilitarista,
che pure è rimasta centrale nella rivista, abbiamo cercato di
unire, specie dal Duemila, un’attenzione sempre maggiore a esperienze
e movimenti alternativi, in particolare a quello sviluppatosi impetuosamente
da Seattle e da Genova, di cui siamo stati e siamo parte.
IL RAPPORTO CON I LETTORI
Questa evoluzione della rivista, o questo ampliamento e approfondimento
delle tematiche, su una linea di sostanziale continuità, è
stata accompagnata fino al 2000-2001 da un lento ma costante incremento
della diffusione, che si è poi stabilizzata intorno a circa 1.500
copie di cui oltre 900 in abbonamento: tenuto conto che nel 40% dei
casi (secondo un sondaggio del 2002), gli abbonati sono gruppi o biblioteche,
dove una copia viene letta da più persone, significa un’area,
comunque limitata, di 3-4.000 lettori. Segno che “G&P” ha saputo
consolidare un proprio pubblico ma non ha saputo intercettare in misura
significativa, nel periodo di crescita tumultuosa del movimento, fra
il 2001 e il 2004, i nuovi militanti che, quando non si sono orientati
verso riviste e fogli delle nuove associazioni del movimento, si sono
rivelati e si stanno rivelando più interessati alla navigazione
“veloce” su internet che alla lettura della carta stampata.
IL MUTAMENTO DEL QUADRO GLOBALE…
Ben più rilevanti, ovviamente, le trasformazioni avvenute a livello
italiano e internazionale.
Quando “G&P” è nata si era appena affermato, con il crollo
dell’Urss e la guerra del Golfo, il nuovo ordine mondiale, cioè
l’egemonia dell’unica superpotenza Usa. Di questo “nuovo ordine” e di
questa egemonia abbiamo analizzato nel corso degli anni gli elementi
di forza insieme a quelli di instabilità e di crisi. Ma solo
oggi questi ultimi sembrano diventare rilevanti e tendono a configurare
una fase nuova per il fallimento dell’avventura neocon nella cosiddetta
guerra al terrorismo in Iraq e in Afghanistan, la sfiducia verso tale
politica da parte dello stesso elettorato Usa, le difficoltà
di Israele in Libano e in Palestina, il ridefinirsi dei rapporti di
forza internazionali con le svolte in senso anti-imperialista in America
latina, il ruolo assunto da Iran e Cina, i conati di “autonomia” dell’Europa
stessa. Si tratta di una situazione molto più articolata e complessa,
talvolta anche più difficile da analizzare rispetto a quella
dei primi anni Novanta.
Altri fattori da considerare sono la profonda trasformazione in atto
nelle società occidentali per effetto delle migrazioni, che per
un verso stimolano processi di positiva mescolanza per altro verso fanno
emergere nuove conflittualità o fenomeni di razzismo; e il crescente
ruolo politico, anche in società laiche, delle ideologie fondamentaliste,
specie religiose - come quella della Chiesa cattolica, dominante in
Italia, ma anche quella ebraica o musulmana.
… E LE DIFFICOLTA’ DEI MOVIMENTI
L’altro elemento di novità è la crisi che da qualche tempo
sembra aver investito il movimento dei movimenti, paradossalmente proprio
nel momento in cui entrava in crisi anche la politica degli Usa che
quel movimento aveva tenacemente contrastato mettendo in campo nel 2003,
contro la guerra all’Iraq, una manifestazione mondiale di 110 milioni
di persone.
Nel nostro paese crisi, riflusso e spaccatura del movimento contro la
guerra (ma anche degli altri movimenti alternativi, ad esempio quello
dei migranti) si sono manifestate in modo più evidente in occasione
delle prime iniziative di politica estera del governo Prodi. Alcuni
hanno ritenuto quindi di addebitare la crisi alla volontà di
non “disturbare” il nuovo governo di sinistra e hanno parlato di “sindrome
del governo amico”. Ma questa lettura è parziale poiché,
pur essendo indubbie le difficoltà ulteriori create dal rapporto
con un governo di centro-sinistra, crisi e riflusso si sono manifestate
assai prima, già dal 2004, e non soltanto in Italia ma in quasi
tutto l’occidente con l’esclusione degli USA, dove il movimento contro
la guerra ha tratto forza soprattutto dalle sconfitte e dal tragico
bilancio dell’esercito Usa in Iraq. Le ragioni di questo riflusso, o
meglio di questa intermittenza del movimento, sono più complesse,
hanno a che vedere con la difficoltà di costruire un’alternativa
che non si riduca a una serie di manifestazioni “contro” e richiedono
anch’esse, come gli altri dati del contesto internazionale, un’analisi
non “semplice”.
UNA LETTURA CENTRATA SU “POTERI E CONTROPOTERI”
Crediamo, in conclusione, che si debba approfondire il lavoro di riflessione
in due direzioni fra loro complementari per cercare di capire da un
lato quali sono i “poteri” della società globale, con quali politiche
cercano oggi di affermarsi, in che misura stanno cambiando i rapporti
e i conflitti fra loro; e per tentare di individuare d’altra parte a
che punto è e come si può portare avanti la costruzione
di “contropoteri” in grado di rappresentare una reale alternativa.
Per dare un contributo più valido a queste analisi, che in parte
“Guerre&Pace” ha sempre cercato di fare, pensiamo che la rivista
debba trasformarsi più compiutamente di quanto è stato
fino ad oggi in una rivista di approfondimento (pur senza perdere semplicità
di approccio e leggibilità), e di dibattito fra le anime del
movimento, in particolare fra quelle più impegnate a costruire
percorsi e processi radicali ma unitari. Ci sembra che in questo particolarmente
possa risiedere la permanente utilità e ragione di “Guerre&Pace”.
Pensiamo a una rivista che cerchi di studiare in modo sistematico (nell’ottica
detta) i processi che interessano le principali aree del mondo (Estremo
oriente; “Grande” Medio-oriente; Europa; Russia e Asia ex-sovietica;
Sudmediterraneo; Africa subsahriana; America latina; Usa) e alcuni temi
chiave (politiche militari; armi/militarizzazione; economia-mondo/multinazionali;
risorse; ambiente; movimenti alternativi; migrazioni; ideologie fondamentaliste).
Parallelamente si dovrà organizzare in ogni numero la discussione
su un problema che vede confrontarsi idee diverse nel movimento, e utilizzare
per un dibattito sistematico di idee e opinioni anche le due rubriche
attuali “recensioni” e “spazio aperto”.
Si pensa, in conclusione, sperando che ciò sempre meglio risponda
alle esigenze dei lettori, di andare gradualmente, e comunque entro
i primi numeri del 2007, a una rivista in tre sezioni (aree, temi, confronto),
introdotta da un editoriale di inquadramento e cui corrisponda anche
una veste grafica rinnovata.