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No alla riconversione bellica. Un rilancio mancato di Marco Garzonio Corriere della sera – Lombardia, 17 maggio 2006 |
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Si rischia spesso di sconfinare nella retorica parlando di pace. Dal punto di vista psicologico un motivo c’è ed è che tocca sempre all’altro fare il primo passo, dimostrare di non avere intenzione bellicose. L’esito scontato purtroppo è che gli arsenali si riempiono, le guerre dimenticate prosperano, la gente (soprattutto i civili) muore, le spese militari sottraggono risorse ai Paesi poveri dove la fame è endemica al pari del risentimento delle popolazioni verso l’Occidente ricco che sfrutta materie prime e produce armi. Milano non spezza il gioco delle simmetrie. Ha volontari e invia aiuti, ma fa poco almeno per quanto è in potere di una città e di una regione, che, visti ruolo e peso internazionale oltreché nazionale, darebbero un bel segnale se mettessero in campo iniziative politiche per una cultura della pace, in linea con le tradizioni civiche e riformiste. La contraddizione fra spirito ambrosiano e logiche di forza è esplosa al Pirellone; la Commissione Attività Produttive ha bocciato una proposta di legge di iniziativa popolare, che chiedeva di rivitalizzare l’Agenzia per la riconversione dell’industria bellica. Secondo il voto (per la bocciatura il centro-destra e contro il centro-sinistra, salvo la Margherita che s’è astenuta) il Consiglio non dovrebbe neanche discutere la proposta, né esprimersi nel merito. E’ nella dialettica democratica che chi governa possa non condividere un’iniziativa e si assuma la responsabilità delle scelte, anche se queste van contro migliaia di cittadini che hanno firmato la richiesta e associazioni quali: Caritas, Acli, Pastorale del Lavoro della Curia, sant’Angelo (i francescani degli incontri di Assisi), per citare le più note della galassia cattolica, in una rete variegata di tanti gruppi. Non v’è
da atteggiarsi ad anime belle e scandalizzarsi: l’industria che
produce armamenti ha in Lombardia marchi mondiali, tecnologicamente
avanzati, dà lavoro a migliaia di persone. La riconversione
è una battaglia mondiale per tanti settori, che per loro
natura minano la convivenza. La chiedono gli USA all’Iran quanto
al nucleare e la Comunità internazionale all’America Latina
e all’Asia per le coltivazioni di coca e papavero. V’è consapevolezza
che i mercati di armi e droga sono contigui, Milano e Lombardia
dovrebbero sentirsi in prima fila nella battaglia tra cultura della
vita e della pace e la distruttività. |