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Il 19 settembre
scorso sono state consegnate alla Regione Lombardia le 15 mila firme
raccolte (10 mila in più di quelle richieste) a sostegno
della proposta di legge regionale per la riconversione dell'industria
bellica in Lombardia. Per sei mesi, in centinaia di iniziative locali,
persone, gruppi e associazioni si sono attivati per dare l'opportunità
alla Lombardia di compiere un passo concreto verso la costruzione
di un futuro di pace.
Ora il testo della legge rischia di non essere neppure discusso
analiticamente in consiglio regionale perché la Commissione
Attività produttive ha proposto di bocciarla senza passare
all’esame degli articoli.
Qui di seguito l’appello di Acli Lombardia, Consulta Regionale lombarda
della Pastorale del lavoro, Delegazione regionale Caritas Lombardia,
Pax Christi, Punti pace lombardi, perché la volontà
dei cittadini venga attentamente considerata dal consiglio regionale.
Si sta discutendo, in questi giorni, presso il consiglio regionale,
di rivitalizzare l’“Agenzia Regionale per la riconversione dell’industria
bellica” che ha preso avvio in Lombardia con l’istituzione della
Legge Regionale n. 6 del 1994. Nei primi anni di funzionamento l’Agenzia
stimolò un confronto tra imprenditori, sindacati, lavoratori
e associazioni all’interno di un dibattito politico in cui furono
coinvolte maggioranze e minoranze.Concretamente l’Agenzia riuscì
a promuovere una ricerca sulla situazione dell’industria bellica
lombarda, a proporre bandi per le aziende interessate, ad ottenere
finanziamenti regionali a prodotti civili alternativi e a finanziare
i prototipi di 10 prodotti civili. Oggi la riflessione si è
come spenta e la stessa legge giace inutilizzata, non finanziata
né valorizzata, mortificando quella carica innovativa che
offre coraggio e creatività nel dibattito del lavoro e nell’impegno
sulla pace.Per ridare vigore a tale Legge Regionale nel marzo dello
scorso anno è partita un’iniziativa di legge popolare che,
sostenuta da più di 15 mila cittadini lombardi, è
stata presentata in settembre al consiglio regionale. La proposta
suggerisce, ancora una volta, che la Regione Lombardia riprenda
in mano la legge del 1994 ed offra un sostegno alle aziende che
volessero compiere una riconversione produttiva, passando dalla
produzione di armi ad una produzione di uso civile.Ci rendiamo conto
che ci distanziano 12 anni dalla prima formulazione e che sono cambiate
alcune cose, anche in materia di legislazione europea.
Gli esperti faranno tutti gli aggiustamenti e gli aggiornamenti
necessari, ma noi tutti, promotori e cittadini sostenitori, ci aspettiamo
importanti e nuovi segnali poiché si fa sempre più
difficile sia la convivenza tra i popoli che la fiducia di poter
costruire una società che offra strumenti di pace.Ci sembra
che la legge conservi la sua “provocazione concreta e disarmata”
poiché le aziende non sono forzate e mantengono la propria
autonomia di scelta e di obiettivi, in base alle licenze ottenute
ed alla liceità che la legge vigente permette. L’auspicio
è che in tal modo si riprenda il dibattito e si inneschi
nella mentalità corrente, anche solo in base a prospettive
e opportunità diverse, nuovi criteri di riflessione e di
programmazione del lavoro e si esca dal vincolo concettuale che
solo gli armamenti sono una garanzia di profitto e di salari.Il
lavoro è un diritto, ma si deve pur affrontare e risolvere
il dubbio che probabilmente bisogna cercare altre strade per vivere
e lavorare senza programmare materiale intelligente ed efficace
che genera morte.
E’ importante che una Istituzione come la Regione Lombardia incoraggi
questo genere di ricerca e di ipotesi. La Lombardia, come tutti
sanno, è una realtà ad altissima concentrazione di
lavoro e di danaro. Una tale ricerca suggerisce che è possibile
osare o almeno sperare che ci siano delle possibilità legate
a intuizioni, creatività e coraggio alternativi.La Commissione
IV Attività Produttive della Regione Lombardia ha correttamente
sviluppato le audizioni dei firmatari, alla presenza dei componenti
della maggioranza e minoranza. Prendiamo atto di tale impegno come
segno di una seria democrazia che permette l’ascolto dei perché
e delle esigenze, prima di decidere.Sappiamo però che questo
è solo un primo passo nella costruzione e maturazione della
legge che, stimolata dalla società civile, vuole ricercare
il bene comune.
Registriamo altresì con dispiacere che questo percorso rischia
di concludersi anticipatamente a seguito della proposta di delibera
della stessa Commissione che richiede al consiglio regionale di
non passare all’esame degli articoli, votando direttamente per una
bocciatura della proposta di legge.Riteniamo che la portata di questa
legge non si “limiti” alla riconversione di qualche azienda, effetto
prezioso e auspicabile, ma svolga ancor più il compito educativo
di orientare l’opinione pubblica verso criteri e valori che si ritengono
fondamentali, irrinunciabili per la vita stessa delle persone.
La legge vuole essere un contributo per educare alla pace, vuole
superare rassegnazioni e luoghi comuni, secondo cui solo la paura
porta tranquillità.La legge vuole coinvolgere persone e significati
di vita, sostenere chi osa progetti nuovi, applicazioni, tecnologie
e vuole incoraggiare perché tali ricerche e tale lavoro portino
e garantiscano i diritti all’esistenza di tutti. Crediamo che questa
sia una delle tante occasioni attraverso cui possiamo stimolare
altre Regioni a riprendere il progetto e a svilupparlo, con lo stesso
spirito, sul proprio territorio. Questa legge, ripensata con la
collaborazione di tutti, potrebbe essere un esempio da seguire ed
aprirebbe comunque un varco oltre quella indifferenza che ci fa
protestare genericamente contro la guerra ed il terrorismo e ci
permette, nel frattempo, di alimentarli.
Acli Lombardia, Consulta Regionale lombarda della Pastorale del
Lavoro, Delegazione Regionale Caritas Lombardia, Pax Christi -Punti
pace lombardi Milano
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