Riconvertire l'industria di guerra, si può
Mario Agostinelli , Il manifesto, 17 maggio 2006,

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A sentire i «boatos» che quotidianamente provengono dal Senato Romano, una volta aborrito, si direbbe che l'unica fissa di Roberto Formigoni in questo periodo sia la scelta tra la nazione e la Lombardia, per il cui bene si sottoporrebbe ad un referendum pagato di tasca propria, visto che le eventuali elezioni anticipate in Regione sarebbero di tasca nostra...
In realtà, il Presidente non cessa in questi giorni di assestare colpi ai beni comuni della sua (nostra?) Regione: trasforma in fondazioni aperte ai privati tre gioielli della sanità pubblica - l'Istituto dei Tumori, il Besta, il San Matteo di Pavia - sollecita patti trasversali per le grandi opere che si mangiano il territorio, lancia le spa regionali alla privatizzazione dell'acqua, moltiplica licenze per spazi pubblicitari su cartelloni stradali avveniristici, con il logo della Regione. Tutto a dispetto di un Consiglio o di Commissioni tenute all'oscuro o sorprese da atti unilaterali.
L'ultimo, ma il più grave dal punto di vista dei diritti democratici dei cittadini, consiste nella pretesa della sua maggioranza in Commissione attività produttive di impedire la discussione in Consiglio della proposta di legge di iniziativa popolare sulla riconversione dell'industria bellica. Un progetto di legge presentato da oltre quindicimila firme e sostenuto e discusso con centinaia di iniziative da 83 associazioni sindacali, pacifiste, di volontariato religioso e laico. Una legge che, se approvata, permetterebbe ad una Agenzia regionale, supportata dalle parti sociali e dalle associazioni, di promuovere credibili progetti di riconversione, disarmo e formazione, reperendo tutte le risorse a livello locale, nazionale ed internazionale per rilanciare e mantenere sul mercato prodotti innovativi, socialmente desiderabili e utili, garantendo la protezione dei posti di lavoro. Un obiettivo di straordinaria attualità in Lombardia, dove proprio le tecnologie di uso militare sono oggi tra le più contigue al passaggio alle energie rinnovabili, alla riduzione del traffico e dell'inquinamento.
Un obiettivo squisitamente di lungimiranza amministrativa, oltre che uno sforzo non ipocrita per la pace e l'educazione alla cooperazione. Non a caso una legge analoga verrà presto sostenuta nei consigli del Lazio e del Piemonte. Ma, certamente, non è questo il clima dentro cui la destra vuole far crescere il rapporto tra istituzioni e popolazione in Lombardia. Preferisce glissare e non misurarsi con la responsabilità di un atto coraggioso, e, così, la commissione vota, contro i rappresentanti dell'Unione, un ordine del giorno da portare in Consiglio per impedire l'esame dei contenuti ed accantonare la legge senza alcuna discussione di merito.
Evidentemente sono le lobbies delle armi, fortissime nella nostra regione, a suggerire il non voto, equivalente al voto contrario, per uccidere il progetto di legge nascondendo la mano.
Da domani partirà una forte mobilitazione in tutti i territori, sostenuta dalle organizzazioni che hanno fatto della pace, a partire dalle bandiere ai balconi, il simbolo di un lavoro concreto, che si invera anche nelle scelte produttive, negli stili di vita, nelle finalità e nella destinazione della ricchezza che la società amministra. Una mobilitazione che troverà un punto alto nella marcia per la pace di sabato 20 a Solbiate e Gallarate, da non lasciare a se stessa e da riprodurre pacatamente e gioiosamente in un tempo sufficiente a creare cultura, oltre che conquistare norme innovative. In fondo, stiamo conducendo una battaglia affinché il consiglio, luogo istituzionale del confronto democratico, discuta di pace partendo dagli articoli di una legge che può creare unità impensate, prima di essere burocraticamente e furbescamente rimossa. E' di interesse per tutti che la Lombardia finalmente si segnali su un fronte diverso da quello per cui è nota industrialmente in troppi teatri di guerra. Credo sia di utilità anche per il suo presidente Formigoni, che potrebbe vantare un ruolo diverso da quello che gli attribuisce l'inchiesta Oil for Food, in cui viene segnalato per la promozione in Iraq di elicotteri e di sistemi radar.


 

 

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