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A
sentire i «boatos» che quotidianamente provengono dal
Senato Romano, una volta aborrito, si direbbe che l'unica fissa
di Roberto Formigoni in questo periodo sia la scelta tra la nazione
e la Lombardia, per il cui bene si sottoporrebbe ad un referendum
pagato di tasca propria, visto che le eventuali elezioni anticipate
in Regione sarebbero di tasca nostra...
In realtà, il Presidente non cessa in questi giorni di assestare
colpi ai beni comuni della sua (nostra?) Regione: trasforma in fondazioni
aperte ai privati tre gioielli della sanità pubblica - l'Istituto
dei Tumori, il Besta, il San Matteo di Pavia - sollecita patti trasversali
per le grandi opere che si mangiano il territorio, lancia le spa
regionali alla privatizzazione dell'acqua, moltiplica licenze per
spazi pubblicitari su cartelloni stradali avveniristici, con il
logo della Regione. Tutto a dispetto di un Consiglio o di Commissioni
tenute all'oscuro o sorprese da atti unilaterali.
L'ultimo, ma il più grave dal punto di vista dei diritti
democratici dei cittadini, consiste nella pretesa della sua maggioranza
in Commissione attività produttive di impedire la discussione
in Consiglio della proposta di legge di iniziativa popolare sulla
riconversione dell'industria bellica. Un progetto di legge presentato
da oltre quindicimila firme e sostenuto e discusso con centinaia
di iniziative da 83 associazioni sindacali, pacifiste, di volontariato
religioso e laico. Una legge che, se approvata, permetterebbe ad
una Agenzia regionale, supportata dalle parti sociali e dalle associazioni,
di promuovere credibili progetti di riconversione, disarmo e formazione,
reperendo tutte le risorse a livello locale, nazionale ed internazionale
per rilanciare e mantenere sul mercato prodotti innovativi, socialmente
desiderabili e utili, garantendo la protezione dei posti di lavoro.
Un obiettivo di straordinaria attualità in Lombardia, dove
proprio le tecnologie di uso militare sono oggi tra le più
contigue al passaggio alle energie rinnovabili, alla riduzione del
traffico e dell'inquinamento.
Un obiettivo squisitamente di lungimiranza amministrativa, oltre
che uno sforzo non ipocrita per la pace e l'educazione alla cooperazione.
Non a caso una legge analoga verrà presto sostenuta nei consigli
del Lazio e del Piemonte. Ma, certamente, non è questo il
clima dentro cui la destra vuole far crescere il rapporto tra istituzioni
e popolazione in Lombardia. Preferisce glissare e non misurarsi
con la responsabilità di un atto coraggioso, e, così,
la commissione vota, contro i rappresentanti dell'Unione, un ordine
del giorno da portare in Consiglio per impedire l'esame dei contenuti
ed accantonare la legge senza alcuna discussione di merito.
Evidentemente sono le lobbies delle armi, fortissime nella nostra
regione, a suggerire il non voto, equivalente al voto contrario,
per uccidere il progetto di legge nascondendo la mano.
Da domani partirà una forte mobilitazione in tutti i territori,
sostenuta dalle organizzazioni che hanno fatto della pace, a partire
dalle bandiere ai balconi, il simbolo di un lavoro concreto, che
si invera anche nelle scelte produttive, negli stili di vita, nelle
finalità e nella destinazione della ricchezza che la società
amministra. Una mobilitazione che troverà un punto alto nella
marcia per la pace di sabato 20 a Solbiate e Gallarate, da non lasciare
a se stessa e da riprodurre pacatamente e gioiosamente in un tempo
sufficiente a creare cultura, oltre che conquistare norme innovative.
In fondo, stiamo conducendo una battaglia affinché il consiglio,
luogo istituzionale del confronto democratico, discuta di pace partendo
dagli articoli di una legge che può creare unità impensate,
prima di essere burocraticamente e furbescamente rimossa. E' di
interesse per tutti che la Lombardia finalmente si segnali su un
fronte diverso da quello per cui è nota industrialmente in
troppi teatri di guerra. Credo sia di utilità anche per il
suo presidente Formigoni, che potrebbe vantare un ruolo diverso
da quello che gli attribuisce l'inchiesta Oil for Food, in cui viene
segnalato per la promozione in Iraq di elicotteri e di sistemi radar.
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