LA RICONVERSIONE DELL’INDUSTRIA BELLICA DIVIDE
LE RAGIONI DI CHI E'FAVOREVOLE E DI CHI E' CONTRARIO

Carlo Saffioti (Consigliere regionale di Forza Italia e presidente della Commissione Attività produttive)
Articolo pubblicato il 29/05/06 su "Lombardia in Europa"

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C'è qualcuno che è favorevole alla guerra e contrario alla pace? C'è qualche uomo politico che non sia disposto ad impegnarsi per trovare gli strumenti utili per il raggiungimento della pace nel mondo? Nessuno!
Le strategie divergono sul come raggiungere la pace, che voglia dire anche affermazione di principi di libertà e di democrazia su cui si fonda il nostro mondo.
Le differenze strategiche sono davvero notevoli, tra chi fa proprio il motto latino «si visse pacem, para bellum» e chi crede nella forza persuasiva del disarmo.
Il processo di legge di iniziativa popolare «Istituzione dell'agenzia regionale per lo studio e l'attuazione dei progetti di riconversione dell'industria bellica e per la promozione dei progetti e dei processi di disarmo», che vuole incentivare la riconversione dell'industria bellica lombarda, si propone di fatto come uno strumento per ottenere il ripudio della guerra e promuovere la cultura della pace: esso è pervaso da uno spirito utopistico o, a voler essere polemici, ideologico, che non è compatibile con le finalità e le competenze legislative regionali ed è irrealistico rispetto al raggiungimento degli obiettivi ideali (utopistici/ideologici) di fondo.
Il progetto di legge prevede la costituzione di una «Agenzia regionale per lo studio e l'attuazione dei progetti di riconversione dell'industria bellica e per la promozione dei progetti e dei processi di disarmo» nella quale vengono inserite le associazioni pacifiste e vuole sostituire la legge regionale 6 del '94 che fu istituita per agevolare la riconversione dell'industria bellica lombarda che si trovava allora in grosse difficoltà dopo la fine della guerra fredda e il crollo del muro di Berlino.
Tale legge, in sintonia con la legislazione nazionale ed europea, aveva l'obiettivo perciò di tutelare l'occupazione e le attività economiche di aree significative della nostra regione.
La situazione è ora però del tutto cambiata: l'industria bellica lombarda ha messo in atto efficaci processi di riorganizzazione, di ammodernamento, di specializzazione, in qualche caso anche di riconversione, è concentrata nel settore aeronautico e nella produzione di armi leggere ed è attiva in un contesto in cui non c'è più la crisi di domanda che caratterizzò gli anni '90. Nel caso si verifichino crisi locali con rischi occupazionali, allora si potrà intervenire con le normali politiche di sostegno all'occupazione (cassa integrazione, mobilità, riqualificazione, ecc.) oppure anche, se ci saranno le condizioni, con gli interventi di riconversione.
Ma non c'è bisogno quindi di una nuova legge? Anche per l'obiettivo del raggiungimento della pace il progetto di legge è uno strumento irrealistico.
La pace si raggiunge con scelte politiche che riguardano la politica estera con la conseguente riduzione delle spese militari. Comunque ci sarà sempre una domanda di armamenti da parte delle forze armate e di polizia, che non è certo pensabile possano essere abolite.
Per queste considerazioni ho ritenuto che non dovesse essere approvato il progetto di legge di iniziativa popolare, pur ritenendo interessanti e meritevoli di attenzioni e approfondimento alcuni temi in esso contenuti.
La Commissione IV da me presieduta, ha infatti approvato un ordine del giorno con cui si impegna la Giunta a valutare la possibilità di istituire il registro delle imprese a produzione militare, attraverso accordi con le Camere di Commercio e di valutare l'opportunità di modificare adeguandola all'attuale scenario la legge regionale esistente, la 6 del '94.
Ci tengo infine a sottolineare che la Commissione ha dedicato quattro sedute all'esame del progetto di legge di iniziativa popolare e ha ascoltato in audizione diverse associazioni laiche e religiose, le Acli, i sindacati, la Diocesi di Milano e l'Università Cattolica.


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